C'ERA UNA VOLTA LA PESCA DEL LUCCIO

BREVE RACCONTO DI UNA TRADIZIONE PERSA, CON QUALCHE RICORDO...


Sto qui a pensare un pò e mi viene da scrivere due righe sul passato. Per mè e stata così per altri magari e andata diversamente, ma in ogni caso molte abitudini degli anni scorsi, ad oggi vengono dimenticate e per far sì che accada il piu tardi possibile, metto giù grossolanamente due pensieri. A dire il vero da dove cominciare nemmeno avrei bene idea. Proverò a scrivere una pagina di qulche ricordo anche perchè alla fine dei conti, ho speso l intera mia esistenza come pescatore da che so di essere al mondo, alla pesca e alla ricerca del Luccio. È l unica cosa che nella vita penso ormai di saper fare abbastanza bene, anche se gli spunti e i trucchi per migliorarsi non smettono mai di aggiungersi. Forse alla fine dei conti però non è tanto la caccia stessa quanto i ricordi a tener viva la passione e la voglia di recarsi lungo la sponda a tentare la sorte, perchè anche se la pratica e la conoscenza si sono ben formati nel tempo, la fortuna vuole sempre la sua parte all interno di ogni singolo momento...

Partendo dalle basi, rapidamente racconterò delle piccole usanze del mio paese, senza troppi dettagli, giusto quindi per la memoria. 

Io sno del 76' e le mie basi nella pesca si son formate come spesso accade rubando con l occhio quà e là i segreti vari dei "vecchi", che mai insegnavano, ma ti lasciavano guardare. Montature esche inneschi nodi tutto l insieme della conoscenza ad oggi in mio possesso, si perde spesso tra gli anni spesi alla ricerca di sistemi nuovi o di miglioramenti degli stessi metodi tradizionali, che in una vita son stati la base su cui improntare l azione di pesca. La pesca in quegli anni era davvero poco elaborata e ancor meno resa complicata da accessori o dettagli ad oggi "venduti" come essenziali. Moltissime parti delle montature a partire dal galleggiante finendo alla piombatura e passando per il finale, venivano spesso costruiti e ricavati da tappi di bottiglia o damigiana, vecchie tubature e acciai vari. Tutto quanto rigososamente personalizzato e spesso "lavorato" con delle caratteristiche ritenute dopo vari utilizzi, indispensabili. Gelosamente custoditi, queste creazioni, erano ciò che di più prezioso ci potesse essere nella "cassetta" da pesca di un Pescatore di quegli anni e le catture erano alla fine oltre a una soddisfazione, la conferma che tali strumenti erano ben fatti e vincenti. Per un Pescatore oggi che ha la fortuna di trovare in qualche cantina o custodisce vecchi strumenti da pesca, risulta difficile anche ad un attento esame, comprendere il grande lavoro, modifiche e ore perse a perfezionare tali attrezzi. Spesso sorgono delle domande sul senso di aver creato o modificato uno strumento, che non trovano facilmente risposta, o perchè chi le ha create non è più di questo mondo o più semplicemente perchè e difficile risalire a un reale motivo, non avendo praticato gli stessi passi all interno degli stessi ambienti. Molte volte poi per gelosia stessa (come è giusto che sia...), non sono mai stati volutamente raccontati tutti i trucchi o il perchè di certe scelte. Io stesso come molti altri e chi prima di mè, mi riservo di nascondere quella fetta di informazioni, che ritengo mie e ho guadagnato sul campo faticando e provando. La cattura te la devi pur sempre guadagnare, perchè si dovrebbe mettere in mano a chi poi magari nemmeno è un Pescatore la chiave di un facile successo, un pò di sano "egoismo" è caratteristico di ognuno di noi credo...


Qui in foto ad esempio, due vecchi accessori che solo chi ha utilizzato o visto utilizzare, ne può comprendere il funzionamento durante l azione di pesca.


Ed è proprio pensando alle catture che ricordo bene il primo esemplare da me tirato a riva, avevo sette anni compiuti, ma a dire il vero la "calata" era stata eseguita da un mio zio, lungo un Fiume che attraversava il mio paese e chiaramente con la sua attrezzatura. Era una delle poche occasioni che avevo per uscire dal canaletto davanti casa, dove ho davvero imparato a legare il primo amo, il Fiume oltre ad essere distante era pericoloso e di certo a quell età, non mi ci avrebbero fatto andare da solo. Ricordo bene che innescò la classica scardoletta da 10 cm. su un ancorotto fissato al classico trespolo a "bandiera", su di una canna da fondo da mare, robusta e pesante. Lanciò il tutto a pochi passi dalla sponda opposta e mise la canna a riposo sul picchetto, nella tipica posizione a punte alte, aprì poi l archetto e fissò un asola di lenza nell elastico annodato sul manico della canna. Ricordo che altri usavano legare con del nastro isolante una molletta dello stendi biancheria per usarla come clip. La "lenza libera" era un assetto tipico dei pescatori di Lucci di quegli anni. A quel punto non restava che aspettare... Vedo ancora la boa immergersi sotto canneto, quel colore giallo/rosso acceso che si perde nel buio blù delle acque sotto il canneto giallo scricchiolante. Fu a quel punto che mio zio senza guardarmi dopo che a lungo aveva fumato la sua sigaretta, mi passò la canna esclamando senza guardarmi, "adess daghe na bea pacca" ovvero adesso dagli una bella botta. Emozionatissimo iniziai il recupero dopo una potente ferrata, almeno credo, per quel che potessi fare a quell età. La pesatura la ricordo ancora, a casa in cucina con la bilancia a vassoio che si usava per la farina. Due chili e settecento grammi, perchè all epoca i pesci venivano pesati non per avere idea di quanto fosse il proprio record, ma bensì per avere idea di quante porzioni si riuscissero a ricavare dal pescato o di quante patate andassro aggiunte. Aimè erano i primi anni 80' ed il C&R era da noi almeno in provincia ancora molto distante come concetto, ma fu proprio grazie a quell animale attaccato a un cavo d acciaio, che in mè scattò qualcosa e mi impressionai a tal punto da restare bloccato ad osservarlo quasi impaurito. Tutti quei denti e quel becco a papera furono per mè amore a prima vista...

Era ormai però l Epifania e nella mia tradizione locale paesana, tale festa era il limite massimo o il termine per la sua pesca. "L Epifania la pesca del Lusso porta via" dicevano i vecchi pescatori e il perchè mi divvenne chiaro immediatamente, ogni periodo dell anno veniva investito in una pesca o nella costruzione/manutenzione, delle attrezzature destinate a tale scopo.  Nel caso del Luccio, questo in particolare serviva per ricavare grazie a una tipica tradizione locale, un insostituibile parte della lenza utilizzata perla sua cattura, il cavo d acciaio. E si perchè perchè i finali non si compravano mica, i cavi di acciaio si realizzavano ricavandoli dalle vecchie gomme delle biciclette o dei motorini, tre cavi in quella della bicicletta e cinque in quella del motorino. L epifania era difatto il momento migliore quindi per recuperare i cavi, bastava posizionare le vecchie gomme all interno della casera e attendere il mattino seguente. Dopo la cottura e l eliminazione della gomma, recuperare i cavi d acciaio era abbastanza facile e rapido, non restava che pulirli e staccarli l uno dall altro. E per il mese a seguire poi non restava che annodare lenze, con il tradizionale nodo "segreto", per prepararsi all "apertura" della pesca, in coincidenza con San Valentino... Nodo Segreto perchè ognuno dei vecchi bene o male, aveva i propri trucchi o sistemi, unici e talmente particolari da essere resi veri e propri autografi. "La montatura e il finale sono una firma" dicevano, i passaggi le asole il numero delle stesse era talmente personale, che spesso per orgoglio e rispetto non veniva nemmeno copiata da altri. Io ancora ricordo bene il mio tramandatomi e che ancora a volte uso, sopratutto quando capitano i "periodi nò", quasi come rituale scaramantico. Insomma tutto il lavoro era concentrato in un mese di calendario, con calma e pazienza bastava preparare il necessario nell attesa dell "apertura".  E quale giorno migliore del 14  febbraio? Non ho mai saputo il perchè di tale data, so solo che con il detto "a San Vaentin el Luss taca a menar il cudin", si riprendeva la caccia al Re delle acque interne...


   Ecco una vecchia Bandiera da me conservata, tra l altro questa in foto riporta un amo stagnato artigianalmente per l innesco del vivo con amo singolo. Correvano gli anni 80'...


Molti anni son ormai passati e molti esperimenti e prove son state messe in pratica, ogni tecnica ogni modo ogni sistema, provato e riprovato... spaziando tra i vari ambienti, che fossero cave di argilla ghiaia, canali di irrigazione di collegamento, Fiumi di piccola media o grossa portata, acque dolci e salmastre di montagna o fondovalle, dighe cave o Laghi naturali italiani o esteri, tutti sono pian piano passati tra le mie lenze calate o manovrate. Si perchè molto del mio tempo l ho speso anche lanciando esche artificiali, un mondo fantastico in cui la fantasia e le idee possono sbizzarrirsi a trecentosessanta gradi. Già da  ragazzo poco dopo aver avuto il "battesimo" dell esca naturale viva, mi sono subito avvicinato alle esche artificiali, in particolare alle piu diffuse dell epoca per la ricerca dei Lucci, le esche rotanti dette i "Ferri". Il RE delle esche metalliche, a parere mio è il classico intramontabile Martin fiocco rosso 20 gr. Non che l ondulante Eira fosse meno presente o utilizzato, o chi lo utilizzasse con regolarità, avesse meno storie da raccontare... Ma per me il Martin fu da subito, ed è ancora, un inseparabile compagno di ricerca. Agli anni mica si parlava ancora di "big bait", e non era nemmeno nell anticamera della testa di un lanciatore proporre a finelenza un esca più grande del martin 20 gr., i più audaci so che sperimentavano la comnbinazione dei 20 e del 28 in una sorta di tandem, ma non era una scelta consolidata e diffusa. Fù Luca Cattin, il Pescatore che cambiò la scelta e i riferimenti dei lanciatori che si dedicavano al Luccio, importando e promuovendo "novità" che arrivavano da esperienze che viveva attraverso i suoi viaggi. Ma questo accadde non prima dell inizio degli anni 90', forse anche attorno la metà/fine degli stessi, almeno quì da me.


               Il libro "il Luccio" inserto scritto da Cattin sulla sua pesca...


Conservo ancora la copia in originale, e penso di averla imparata a memoria. Mi son ritrovato pari pari nella lettura di molte parti e reastai totalmente affascinato in altre. Luca Cattin resta per me ancora oggi un riferimento, la persona che più mi ha stimolato nella ricerca della perfezione e della sperimentazione. Si perchè un copia incolla nella pesca è assolutamente monotono, copiare e utilizzare strumenti creati da altri difatto ti rende solo un numero. Senza offesa alcuna, ma se la pesca si riduce a comprare la canna comprare il mulinello comprare l esca, difatto la cattura diventa quasi merito degli altri, perdendo quindi quel fascino di conquista meritata. E così che la stessa sperimentazione e la modifica o la creazione delle lenze, diventa quasi un passo obbligato per creare stimoli nuovi e continui, fondamentale a un certo punto spesso per necessità ma sopraturto per orgoglio personale. Come del resto è altrettanto eccitante, cercare e ispezionare nuove acque e nuovi posti, sfalciando e scavando a mano letteralmente le "nuove" poste lungo le rive, per dare la caccia a quell esemplare sfuggente che ancora non è stato preso. Ispezionare le sponde nella vegetazione con una canna a galleggiante destinata al solo scopo di "scandaglio", rubava molte delle ore libere durante la chiusura. Quale momento migliore per cercare nuovi posti lungo i Fiumi se non l inverno quando le piante si diradano, sfruttando i sentieri fatti dai cacciatori che si inoltravano alla ricerca delle prede nella boscaglia. Il tutto sempre cercando di lasciare meno indizi possibili, perchè alla fine il lavoro da fare era e rimane tanto in ogni occasione, ci manca di fare la fatica e preparare il tutto per un altro. L acqua è di tutti ci mancherebbe, ma la fatica di fare un posto spesso è destinata ai pochi audaci, inevitabile diventa la gelosia e la segretezza. Nel tempo si imparano i vari trucchi e indipendentemente dagli strumenti a disposizione, si impara a muoversi nel verde senza lasciar segno, come in tutte le cose serve solo pratica. Le attrezzature con il passare del tempo in questo senso diventano davvero un accessorio di seconda importanza, belle da possedere ma sempre meno incisive al fine di realizzare la cattura. Marche e modelli diventano indifferenti, ciò che serve è solo una lenza che possa arrivare sullo scalino o a tiro di "tana"... Sia chiaro che ho pescato Lucci sempre utilizzando come tutti attrezzature "di mercato", dalle più economiche alle più costose, al massimo modificandone qualcuna. Ho pescato anche in modo tradizionale, ovvero con la lenza a mano, non perchè fosse una mia necessitào curiosità ma perchè le "cordine" erano un tipico strumento del mestiere dei vecchi pescatori locali. Ed è una cosa che se non si prova non si può spiegare, il Luccio allamato in questo caso, si rivela molto debole e per niente combattivo, quasi impotente nel contrasto. "La pesca è una lenza e un amo diceva mio zio, il resto sono solo accessori più o meno belli". Si perchè l attrezzatura è difatto una miglioria e agevola o cambia totalmente l azione di pesca, ma se non si sà dove calare l esca, tutta l attrezzatura stessa diventa ininfluente sul risultato finale. Tutto questo per dire e non dire una cosa, cioè che al tempo moderno il mercato vuole una linea di clienti fissati più sul marchio che sull utilità o versatilità stessa di uno strumento, che sul creare dei Pescatori. La maggior parte dei lanciatori moderni, sà tutto di mulinelli e canne, ma ben poco se non niente di cosa sia l ambiente acquatico e sopratutto, dei suoi abitanti. 



                    Classica lenza a mano, tipica dei Pescatori anni 80'.


La lenza a mano era quindi un sistema veloce alla fine per pescare un animale e garantirsi una porzione a tavola in modo molto semplice. Bastava appunto un rotolo di lenza dal diametro molto consistente e un finale con piombo. Non era di certo un sistema "sportivo" per entrare in contatto con il Luccio, ma non deriva da epoche che consideravano l aspetto tutela come riferimento. Di particolare però, a me ha trasmesso una sensazione totalmente diversa, l animale diversamente attaccato direttamente alle mani, risulta molto più debole e facile da gestire che non attaccato a una canna da pesca. La stessa veniva utilizzata anche per pescare altri pesci non solo il Luccio e spesso nel mirino entravano anche altri predatori anche "spazzini", come Anguille e pesci Gatto, e in quel caso la lenza veniva innescata con interiora o pesce morto. E proprio il pesce morto come esca fù una vera novità per mè secondo certi aspetti. Non che già da tempo molti pescatori anche italiani non solo del nord europa, non si fossero espressi con articoli e testimonianze sull efficacia di tale esca nella pesca. Nei grandi laghi ad esempio, ricordo che molti pescatori notturni che miravano alla Bottatrice, riportavano testimonianze di catture di lucci anche molto grossi appunto pescando con il morto. Io qui lo usavo anche, quelle poche rare volte ma non statico, all italiana. Ricordo bene tra le tante uscite, una scena, ero ormai quasi tredicenne. Una mattina all alba con il mio inseparabile e da sempre unico collega di Pesca mio Cugino, eravamo presi dalla pesca a lancio appunto, ma per tentare strade nuove, ci pensammo di pescare con lo "striscio". Una versione locale del morto manovrato ma più semplice a livello di armatura. L esca morta, una scardola che prontamente veniva riposta in un sacchetto di plastica in tasca o nello zaino, veniva armata su un amo trainante e un ancoretta a metà su un terminale di circa 30 cm. di acciaio, dove all altro capo veniva fissata una sfera da 10/20 gr. con una girella. Lanciata e recuperata nelle traiettorie conosciute, veniva fatta strisciare lungo il fondale o recuperata a colpetti. E fu proprio dopo un lungo lancio non recuperato a causa della "pausa panino", che fummo testimoni di un evento per noi assolutamente nuovo. L acqua era fresca, non freddissima e il sole si stava ormai alzando. Ci si svegliava alle quattro la mattina d inverno anche se l alba era praticamente alle otto. La strada verso le cave di argilla della zona, si faceva in bicicletta e l ultimo tratto a piedi, tra colazione preparativi cambi di idee e altro, ci voleva sempre più di un paio d ore. L aria spesso tagliente le nebbie che ormai sono un ricordo, le mani congelate, sono ancora sensazioni e immagini che mi tornano in mente... insomma arrivammo sul posto e dopo il lancio la canna la posai a terra sopra un cespuglio di canne d acqua e dopo una decina di minuti passati masticando il panino, la lenza si tendette e un Luccio si attaccò all esca. Fu per noi l inizio di una nuova epoca, la pesca statica con l esca morta. Da quel momento quindi, diventò normale utilizzare anche le esche morte, alla fine ci convincemmo in poco tempo grazie ai risultati, sull efficacia di tale metodo e divenne una verità. Ma poco si poteva apprendere dalle riviste, l argomento era una realtà conosciuta da tutti, ma non consolidata o utilizzata dai classici Pescatori che miravano al Luccio. Il web con google non esisteva mica, si poteva solo provare e cercare di trarre delle conclusioni provando o chiedendo quà e là informazioni a chi magari per sbaglio o per casualità, aveva avuto modo di catturare, rafforzando quindi l idea che funzionasse. Cattin a questo punto portò una grande svolta o meglio, diede non una spinta ma un vero calcio alla schiena a noi che facemmo cosi più che un passo avanti. La pesca col morto rimase per piu di qualche stagione un alternativa validissima al vivo. Purtroppo restammo fermi perchè ci mancò l intuito di aggiotnare le dimensioni delle esche e il tipo di azione legato alle temperature. Cosa che riscoprii negli anni a venire grazie a un altro grande Amico, Massimiliano Favaro. Credo che Max sia davvero il Pescatore di Lucci più bravo con cui io sia entrato in contatto, un vero Cacciatore di Colossi, ma questo è ancora distante decenni da quì, dal momento che vivavamo spensieratamente. Non avendo Maps e nemmeno info o modo di raccogliere testimonianze, l unica fonte di notizie era l osteria del paese, dove la domenica pomeriggio, si radunavano i vecchi Pescatori e davanti a un bicchiere di vino, si passavano le ultime notizie riguardanti catture di Mostri vari. E si può solo immaginare come i racconti di bar in bar venissero arricchiti e conditi di dettagli e fantasie varie, però tutto ciò era bellissimo perchè motivava e stimolava tutti nella ricerca del Luccio gigante. Per molti anni alcuni racconti diventarono quasi leggende, senza essere documentate da nulla, se non dalla parola. Daltronde in quegli anni le foto costavano soldi, non era nemmeno nella testa della gente l idea di spendere l equivalente di tre bicchieri di vino per avere un immagine di un pesce, Follia!!! Le testimonianze basate sulla parola erano indiscutibili e i Lucci si pesavano a casa, meglio se puliti... Mio Padre che non era un Pescatore mi fece però qualche foto da ragazzo, tra l altro quasi tutte perse a causa di una disgrazia chiamata muffa, che ha invaso il garage dove erano appese. Poco importa, mi rimangono di quell epoca anche se poche, delle belle immagini di Lucci ormai estinti, ceppi genetici che non si trovano più e persi forse per sempre.


           1989 uno degli ultimi Lucci da me catturato, per essere mangiato...


Le notizie di incredibili catture arrivavano così pian piano, da distante ma costantemente. Fiumi come il Brenta o il Sile, sfornavano regolarmente racconti di giganteschi combattimenti e lotte con animali che inmancabilmente riguadagnavano la libertà, spezzando attrezzature e trascinando pescatori in acqua. Lucci giganti con almeno trenta ami conficcati tra i denti che diventavano ogni volta piu grandi e forti. Questo era il nostro web, assieme all edicola che ogni mese riponeva sullo scaffale le due famose riviste dedicate, il Pescare ed il Pesca In. Notizie e foto di impressionanti colossali Lucci pescati nel nord dell Europa diventavano in poco tempo il chiodo fisso dei sogni di ogni ragazzo che come me che si dedicava alla loro caccia. Si perchè l italico, il Vero vecchio Luccio "Nostrano" delle mie acque, difficilmente toccava o superava il metro di lunghezza e ancora meno arrivava a superare facilmente i 10 kg. di peso. Catturare un pesce di tali dimensioni era più che un trofeo, anzi era già un record assoluto! La taglia media di un bel esemplare ruotava sui 90/95 cm. Con un peso che andava tra i 7 e un massimo di 10 kg. appunto. Poi son capitati casi eccezzionali di Lucci Italici con ceppo locale non ibridato, perchè a quel tempo era impossibile vista l assenza quasi totale dei verdoni di immissione, di 1 metro o poco più e con pesi che potevano arrivare a toccare anche i 15 kg.



                 Ecco un classico Luccio della zona più grasso che lungo...


Ma stiamo parlando di mosche bianche vere, di casi eccezzionali e rari, io stesso ad esempio ne pescai uno solo di tale taglia, un metro per 13.7 kg., in quarantotto anni di vita e di pesca praticata con regolarità e costanza da che ero ragazzino, diventa un numero che credo faccia capire quanto rari siano stati quì nelle mie piccole acque. Fu poi subito all inizio degli anni 90' che si iniziava a pescare con un nuovo scopo, quello di documentare le catture ma con lo scopo di rilasciarle. A dire il vero fù proprio mio Cugino uno dei primi a praticare il C&R nella mia zona e ricordo ancora bene la sua espressione al lago dopo la cattura. Eravamo in una cavetta ormai ad oggi coperta dall avidità degli agricoltori, piccola ma ricca di vegetazione e di Lucci. Era una delle solite mattine estive, quasi alle porte con le ferie scolastiche, canna da spinning Rapalino argento nero da 9 cm. e il Platil Strong del 30 in bobina. Un bel lancio dritto radente la sponda e bamm, il luccetto del giorno arrivò in pochi istanti a riva. Forbice da slamatura alla mano, con una usa e getta sempre a rullino gli feci una foto, ma non mi lasciò nemmeno il tempo di capire quale fosse la sua intenzione che il pesce tornò libero in acqua. Mi disse, "se li uccidiamo tutti poi cosa ci resta da pescare?", io non risposi ma restai colpito. Aveva detto una cosa piu che giusta, come fai a uccidere una passione!!! Da li non portai più a casa un Luccio se non quattro esemplari contati morti in guadino o durante il recupero in tutta la mia vita fino ad oggi. Ma perfezionando attrezzature e metodi, non capitò più e iniziai ciò che diventò un vero e proprio lavoro di campionatura. Attraverso le ri/catture e controllando la livrea monitoravo spostamenti e crescite notando atteggiamenti e abitudini dei vari esemplari a me ormai noti. Avevo imparato negli anni a prevedere i loro spostamenti e a anticipare gli spostamenti di altri che di conseguenza agivano allo stesso modo. Avevo in mano la chiave del Fiume, le catture erano ormai a chiamata. A molti era stato dato un nome, ad altri quasi potevo parlare...



Esempio di ricattura dello stesso esemplare, il disegno non mente e unico per tutti, basta fare il "gioco delle differenze" e in un attimo salteranno all occhio i dettagli del manto che identificheranno l esemplare "doppiato".


E sì, perchè bastava un occhio attento e uno scatto ben fatto e l esemplare piu grande, riaboccava regolarmente e ciclicamente sempre nelle stesse zone. Ogni anno sempre negli stessi punti, come per magia. Bastava attendere determinati segnali stagionali e il gioco era fatto. Behh diciamo che non era proprio una passeggiata, spesso anche le sconfitte arrivavano rimescolando tutte le convinzioni createsi, ma nel tempo poi in realtà, avevo schematizzato una linea diciamo vincente. Ad oggi ormai la condizione delle acque e le temperature, sono complici della scomparsa di molti esemplari e dell estinzione in interi tratti del Luccio. Io stesso ormai lo cerco sempre meno e con più tatto perchè so che ogni esemplare allamato rischia inutilmente la vita e quindi, mi limito a dargli la caccia solo quando son certo di riuscire a recar loro meno problemi possibili. Diverso era negli anni 80/primi90', quando bene o male in qualsiasi acqua che fosse o meno di grossa portata, si trovavano luccetti indisturbati. Ricordo nella metà degli anni 80' appunto che era abitudine nelle notti primaverili, a tarda sera per precisione, uscire di casa con lampara e fiocina. Era un modo poco romantico per procurarsi un pasto facile, consisteva nel camminare lungo i canaletti di mezzeria di irrigazione, con una lampada a carburo o gas, sorretta da una lunga asta e illuminare l acqua. Nella sponda opposta parallaelamente camminava chi era addetto alla fiocina. Non penso serva aggiungere altro. Nei tempi più moderni, tale usanza invernale era in uso anche dal sottoscritto ma solo a scopo di osservazione. Nulla e più affascinante della lampara, o faro immerso nelle notti passate in barca, a cercare i pesci mei fondali dei fiumi... e un esperienza che vale la pena di essere vissuta.




Solo un occhio attento riesce a vedere le sagome fuggenti tra i rami e nel fondale... in questo caso il Luccio sta proprio poggiato al fondo parallelamente alla riva...


Anche questo strumento è stato spesso fondamentale per dare risposte o certezze a domande o perplesaità sollevate da periodi di pesca improduttiva. I pesci ci sono, perchè li vedi materialmente, non sai come farli abboccare, questo era il "tarlo" nella testa. I vari "tarli" nascevano ad ogni uscita, dubbi sull efficacia di talune tecniche o idee su come migliorarne la funzionalità. Modifiche alle attrezzature sopratutto alle esche artificiali, spesso vere e proprie creazioni nate da riproduzioni o di sana pianta proprio intagliando manici di scopa, o recuperando plastiche/ferraglie varie. Le riviste dedicate sopratutto nella sfera Bass, spesso poi riportavano articoli e pagine dedicate all autocostruzione, dove trarre spunti e idee. Un nuovo passatempo che diventò in brevi passi una nuova realtà tutta da vivere... Erano gli anni della bicicletta o al massimo del primo motorino, sempre elaborato e perennemente prossimo all esplosione. Canna da spinning classica da 2.10 con potenza di lancio compresa tra i 15 e i 30 grammi, armata nel mio caso con un cardinal C4x e la lenza della Platil Strong, o anche la Brembo che non era male (anzi era all epoca forse la più quotata). Possiedo ancora una bobina completa della Platil, la tengo come ricordo di quei periodi completamente immersi nel piacere della scoperta.




           Famose all epoca forse le più usate lenze da pesca in assoluto...


A questo punto descritto grossolanamente questo quadretto, potrei passare all aspetto tecnico della pesca. L azione della stessa veniva praticata spesso in modo casuale, la scelta dei posti e dell ora, era determinato più dalla ricerca della solitudine che dal fattore risultato. Si perchè acqua che fosse, Lucci se ne trovavano sempre e davvero dappertutto. La marea nei corsi d acqua principali era l unico fattore che determinava la scelta delle stesse o la rinuncia, per motivi legati all impossibilità di pescarci a causa della forte corrente. A dire il vero la marea è quella cosa, che ancora adesso come prima e sempre, attiva i Lucci per un oretta. Si perchè alla fine più la marea era viva, più era probabile catturare nel famoso "giro dell acqua" e sì, funziona davvero. I predatori aspettano dietro a un ostacolo o sotto a uno scalino nel fondale con il becco rivolto verso la direzione della corrente, ma è proprio con l effetto dell inversione della stessa e la spinta contraria, che fa muovere in quella mezz ora gli animali. Che vogliano o meno, si devono girare su se stessi e cercare un nuovamente anche un conosciuto riparo, per tornare in assetto corretto con il corpo in corrente. Ed era proprio quello il momento per calare le esche vive e fargliele trovare davanti al naso lungo il tragitto che gli serviva per trovare il nuovo o appunto conosciuto riparo. Perchè come scritto sopra, un esca viva messa nel nulla non serve a niente, basta una sola canna con un innesco calato nel punto giusto per avere l animale in guadino. E ancora ad oggi dove se ne trovano, la marea fà il suo lavoro muovendo i pesci e portandoli letteralmente in traiettoria delle lenze (meglio il picco di bassa marea, perchè il livello dell acqua basso, lascia i canneti e gli erbai a secco obbligando i pesci nel centro del fiume). Le canne erano sempre scelte tra le attrezzature da mare, perchè alla fine anche se la zona in cui vivo si trova all interno, resta molto vicina al mare. Attrezzature quindi pesanti e resistenti, canne da 3/4 metri capaci di lanciare oltre 100 grammi. Molto distanti dai moderni attrezzi, che a confronto son vere armi da guerra, assolvevano però egregiamente il loro compito. Mulinelli robusti caricati con lenze che arrivavano anche allo 0.80. Il diametro più usato era comunque tra il 40  e il 50, tanto di lanciare non se ne parlava perchè la maggior parte dell azione era praticata a pochi metri dalla sponda, quasi la canna a mulinello era usata come una fissa. Lanci cortissimi spesso a pendolo, giusto per raggiungere il margine dello scalino, erano il tipico assetto da caccia della maggior parte dei pescatori. Anche le postazioni erano ben riconoscibili. La disposizione delle canne e dei picchetti dicevano molto su cosa fosse nella mira di chi era li appostato. Chi pescava a fondo, generalmente lasciava i tre fori dei picchetti vicini, chi pescava Luccio li lasciava ben distanti l uno dall altro. Quindi fori singoli a bordo acqua, significava due cose. Primo chi ci aveva pescato mirava al Luccio, secondo, non era uno "sveglio", perchè aveva lasciato traccia del suo passaggio. I vecchi Lusari infatti non sempre buttavano le lenze a caso (anzi mai!!!) accontentandosi di un paio di porzioni a tavola, spesso individuavano la tana di una grossa femmina e passavano settimane intere girandole attorno calando ogni volta fosse possibile, gli inneschi a tiro di becco. E scontato comprendere che un indizio e per un pescatore attento già sufficente per capire più di quanto sia necessario sentir dire. E si sà che la gola è un peccato tra i più comuni. Quindi era per loro normale cercare di nascondere in alcune occasioni anche il minimo indizio, tra i più comuni, i fori dei picchetti portacanne. Erano dei veri cacciatori con una tenacia e una resistenza fuori dal comune, stavano giornate intere seduti su un secchio rovesciato a cavallo di un argine, o nascosti tra i canneti in silenzio ad osservare ogni minimo movimento in acqua. Erano nati spesso durante le grandi guerre, in un periodo storico durissimo e a noi incomprensibile, inimmaginabile. Erano geni e artisti costruttori, capaci di ricavare da oggetti e attrezzi o immondizie, minuterie piombi trapezi galleggianti, tutto ciò che potesse servire per riuscire a catturare un pesce. Li ho sempre ammirati per la purezza nella pesca, per la totale sterilità riflessa nei loro sguardi rivolti a marche modelli attrezzature griffate. Era solo Pesca!!!
Cosa che oggi manca ai lanciatori, troppo impegnati nella gara dei cm. e nell ostentazione dell una o dell altra lussuosa attrezzatura, ma questo è il mondo moderno, distante e incompatibile col passato. Ancora ad oggi quando cammino sugli argini per raggiungere le mie poste di pesca, nelle giornate autunnali di nebbia, mi sembra di vederli là seduti in silenzio con le punte delle canne rivolte al cielo, in attesa di una partenza. Ormai son poche le ocacsioni che mi concedo per uscire a "caccia", e non aiutano di certo ne i cambiamenti territoriali delle acque, nè i regolamenti sempre più restrittivi. Ma lostesso per tradizione ormai continuo a mantenere in piedi la pesca del Luccio così, come mi è stata insegnata e come a mè piace praticarla, con gli stessi metodi di una volta. Per una vita ho rincorso un sogno, quello di catturare il Mostro delle acque, ed alla fine posso anche dire di avercela fatta. Non tanto perchè l esemplare di dimensione esagerata su tutti finalmente sia entrato in guadino, ma perchè di molti moltissimi Lucci, conservo un ricordo particolare che li rende unici. Spesso perchè legati a momenti particolari della vita, o perchè catturati dopo aver modificato o studiato un sistema o montatura "nuova" per poterci arrivare a tiro di becco. Tra i tanti però, sono i Lucci di Fiume "nostrani" ( passatemi il termine...) quelli che più mi sono rimasti in mente e mi hanno regalato le piu grandi soddisfazioni. I Lucci di Fiume locali, italici tipici dea mia zona, le tigri d acqua dolce. 



           Un italico delle mie acque, il Luccio tigrato tipico delle mie zone.


Ben diversa diventa la storia quando si parla di Lucci dell "est" o "verdoni", i classici cugini dalla livrea a olive immessi nelle nostre acque, ormai da diversi decenni. Molto piu lunghi e di corporatura diversa, anche nel comportamento e che si distinguono completamente, dai residenti storici delle acque italiane. Sono animali che vivono però cicli biologici spesso simili, legati alla temperatura e alla riproduzione un pò allo stesso modo, reagiscono quindi come gli italici a determinati stimoli stagionali e non. Spesso incontrano dopo l immissione, vari problemi legati alla compatibilità del nuovo ambiente, alimentare e quindi di adattamento stesso. Per fare un esempio estremizzandolo, pensate cosa accadrebbe se si mollasse un orso bianco sulle nostre Alpi. In linea di massima non è un esempio che calza ma rende l idea del significato sopra indirizzato alla "memoria genetica", che caratterizza il loro comportamento. Oppure trovano terreno fertile, come accade nella maggior parte delle occasioni, entrando in competizione con l italico, ibridandosi e soppiantandolo spesso del tutto. Ecco che in pochi anni, dove immessi, il Luccio italico inizia una vera e propria lotta con spesso conseguente rapidissimo declino sia in percentuale di presenza, sia in purezza della specie. Il coportamento completamente diverso anche inizialmente nel dopo immissione, rende il "verdone" anche un animale spesso imprevedibile. Perchè appunto non avendo riferimenti e "memorie" del nuovo ambiente, spesso prima di stabilizzarsi nelle rotte migratorie stagionali e anche solo giornaliere, tende a girare senza riferimenti precisi per molto tempo. A differenza dell italico quindi che vive quasi l intera esistenza girando e sostando ripetutamente nei rifugi consolidati, il "verdone", gira come un vagabondo conquistando pian piano sempre più acque e nuovo territori, fin che anche lui una volta creatasi la "mappa degli stimoli", si stabilizza all interno di un tragitto periodico.  Quì da noi almeno per i primi tempi questo è quello che mi sento di scrivere e testimoniare sul comportamento dei due animali, basandomi sulla mia esperienza diretta a valle di diverse centinaia se non qualche migliaio di catture spesso "camiponate". Diverso probabilmente è il comportamento dei "verdoni" nei loro luoghi nativi, ma quì è così.

Molti giri e qualche viaggio nel nord e est Europa, alla fine mi son serviti per poter toccare con mano e vivere direttamente un esperienza che per anni era solo un idea formatasi su quei pochi ritagli estratti da giornali e serie tv. "Fish eye" ricordo su tutte, era nei primi 90' un appuntamento imperdibile, e credo di conservare ancora una VHS registrata di una puntata che mirava alla pesca del Luccio in inghilterra. Leggende e miti creati su storie spesso fantasiose, riguardanti le acque del Nord, riempivano le chiaccere delle osterie locali quando capitava di parlarne. Ma alla fine posso garantire che "l erba del vicino sembra sempre più verde", anche se spesso non lo è. Negli anni 80'/90, il Nord italia non aveva nulla da invidiare alle acque del Nord in generale, per quantità e qualità almeno. Per le taglie e un altro paio di maniche sicuramente, ma i cm. "servono alle femmine" si dice dalle mie parti, o almeno un vero Pescatore non mette gli stessi al primo posto tra le necessità della giornata. La ricerca dell esemplare record è ad oggi per molti un ossessione, quasi solo si legge regolarmente la scritta "il pesce della vita" nei post pubblicati nelle pagine social. Ma che diavolo sarebbe sto pesce della vita poi... che alla fine neanche sanno cosa stanno maneggiando e il più delle volte le catture sono fatte in acque a pago o "recinti" vari, con foto in pose ridicole e utilizzando stratagemmi zoom grandangoli e chi più ne ha più ne metta, per far sembrare la cattura gigante. Mahhh stana piega ha preso questo mondo. Le catture sono proprie e personali, come facevano i vecchi pescatori, i pesci si tengono tra le braccia al corpo, non spinti avanti come a "offrirli a chi guarda". Se non lo tieni vicino è perchè non lo senti tuo, non lo stai facendo per tè, la foto nasce destinata a un altro scopo. Mostrare appunto agli altri qualcosa che per te nemmeno rappresenta una soddisfazione, perchè se così fosse, non avrebbe bisogno di essere "esagerata" per raggiungere il massimo consenso... Anche se è un punto di vista difficile da comprendere, perchè ormai il passato è andato e non si trasmette o percepisce più, io continuo a cercare di farlo. Trasmettere quella parte più legata alla Pesca nel senso puro e semplice, distante dalla globale regola di gruppo, distante da ostentazioni e competizioni. Essere autonomi indipendenti, puliti e non condizionati. Cosa che forse resta per i pochi ormai incompresi lanciatori, che trovano rifugio distante dalla realtà odierna...

Alla fine di una cosa son sicuro, anche se mi ci è voluta tutta la vita vissuta fin ora, per capire che ci sono solo due tipi di persone nella pesca.

"Ci sono i Pescatori e quelli che vanno a pescare".

I primi sperimentano modificano e spesso senza chiedere o rubare nulla, con l intuito migliorano arrivando dove altri non riescono. Gli altri sfruttano le scoperte e i sistemi inventati e studiati, senza voler faticare, per catturare un animale e illudersi così di essere come loro. Prima di cadere nell inganno del "mercato" contemporaneo, và ricordato che un Pescatore nasce dopo un percorso, spesso non necessariamente lungo, ma difatto sempre legato al senso stesso della Pesca che non è fatta di marche o cm. "regole",  ma di semplice passione.


Sandropike.








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